interviste

Sulle tracce dei Mostri Selvaggi: intervista a Eros Miari

In occasione dell’anniversario della nascita di Maurice Bernard Sendak (10 giugno 1928) pubblichiamo l’intervista fatta al termine del Salone del Libro di Torino a Eros Miari, curatore di MostriSelvaggiInMostra e delle attività ispirate al libro Nel Paese dei Mostri Selvaggi e dedicate a bambini e ragazzi, ma prima ancora lettore appassionato e impegnato in progetti di promozione della lettura come Fuorilegge ed Equilibri.
(Ogni domanda è preceduta da una delle citazioni di Sendak che erano parte integrante dell’allestimento del Bookstock Village).

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Abbiamo insegnato ai bambini a pensare che la spontaneità sia inappropriata. I bambini sono disposti a esporre sé stessi alle esperienze più disparate. Noi no. Gli adulti dicono sempre che stanno proteggendo i loro figli, ma in realtà stanno proteggendo sé stessi. E poi non si possono proteggere i bambini. Loro sanno tutto.

Il libro di Sendak, e da qui la mostra e il ciclo di Storie Selvagge, sono un omaggio al lato selvaggio dei bambini, ovvero il loro essere fantasiosi, coraggiosi e senza pregiudizi. Un adulto che, come te, lavora a stretto contatto con bambini e ragazzi deve confrontarsi con una difficoltà di fondo: educare questo lato selvaggio senza addomesticarlo. Com’è andata al Salone di Torino? Ti sembra che tu e gli autori chiamati in causa ci siate riusciti?
In realtà Max, nel Paese dei Mostri Selvaggi, senza che nessuno arrivi ad addomesticarlo, si addomestica da solo, decide che non può rimanere con i mostri selvaggi. Il lato selvaggio di ciascuno di noi è importante ma se fossimo solo selvaggi non riusciremmo ad avere relazioni sociali. Il problema è appunto riuscire a fare in modo che l’addomesticamento che ci diamo non significhi tarparci le ali. Credo che con questi incontri diamo degli stimoli, dei suggerimenti, delle idee che poi devono essere coltivate a casa, a scuola, dove i bambini hanno a che fare con gli altri mostri selvaggi, che sono i loro insegnanti, i loro genitori. È  lì che si gioca la partita, noi qui diamo delle idee con cui puoi imparare a fare meglio i conti con te stesso per essere selvaggio in certi momenti, per essere domestico in altri.

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Anna Castagnoli – La notte

Nei miei libri mi piace che i bambini siano feroci, inventivi e molesti come nella vita reale. Noi tratteggiamo immagini piacevoli del mondo, ma non ci sono belle immagini da dipingere. Mi piacciono le persone interessanti, e i bambini sono davvero interessanti, e se non li si dipinge con sfumature blu, rosa o gialle sono ancora più interessanti.

I bambini sono interessanti, dice Sendak. Noi non possiamo che essere d’accordo. A questo punto, per un adulto il rischio maggiore è diventare noioso. Come si fa a non diventare noiosi? Dipende da che cosa dici o da come lo dici?
Dipende da che cosa dici e da come lo dici, ovviamente. Per non essere noiosi quando si lavora con i bambini c’è un metodo secondo me molto semplice, che è quello di essere interessati in primo luogo ai bambini. Durante le attività del Bookstock, un giorno un giornalista parlava con dei ragazzi e a un certo punto uno dei ragazzi ha detto “Beh, almeno sta parlando con noi”. Si riferiva ad altri giornalisti che pur essendo davanti ai ragazzi parlavano tra di loro. Ecco, essere capaci di parlare con loro perché loro ci interessano, questa è la cosa fondamentale, dopodiché è praticamente impossibile essere noioso. Se stai parlando con una persona e quella persona ti sta a cuore, anche se non l’hai mai vista prima ma perché è una persona, allora ti verrà da dare qualche cosa di buono di te, e in questo modo non sarai noioso.

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Paolo D’Altan – Le mie ombre

Credo che non ci sia alcuna parte della nostra vita adulta o infantile in cui non fantastichiamo, ma preferiamo relegare la fantasia all’infanzia, come se fosse una sorta di stupidaggine adatta solo a menti immature come quelle dei giovani. I bambini vivono nella fantasia e nella realtà, si spostano da una all’altra con grande facilità, mentre noi abbiamo dimenticato come farlo.

La quotidianità di un bambino è fatta di realtà e fantasia messe insieme – è il concetto di gioco formulato da Huizinga e Winnicott. Un adulto riesce a riscoprire questa capacità?
Realtà e fantasia ci appartengono naturalmente nella vita, l’importante è accorgersene e non sacrificare necessariamente l’una all’altra. Noi viviamo nella realtà e fortunatamente ci nutriamo con l’immaginazione, ognuno di noi  ha dei sogni, dei desideri, a volte inconfessati, a volte inconfessabili, se non avessimo quelli saremmo degli automi. Teniamo alti i nostri sogni e conciliamoli con la vita reale, la penso così. E quindi sì, riesco a conciliare queste cose.

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Gek Tessaro – Selvaggi mostri

Sin dalla prima infanzia i bambini convivono con emozioni dirompenti e devono continuamente misurarsi con frustrazioni, paure e ansie, che fanno parte della loro vita quotidiana. È attraverso la fantasia che i bambini giungono alla catarsi. È il loro migliore strumento per domare le Creature Selvagge. È il mio coinvolgimento in questo aspetto ineludibile dell’infanzia – la grande vulnerabilità dei bambini e la loro lotta per diventare Re dei Mostri Selvaggi – a conferire alla mia opera tutta la verità e la passione che può avere.

I bambini usano la fantasia per domare le creature selvagge, ossia per risolvere problemi e affrontare le situazioni sgradevoli – paure, ansie, frustrazioni. Hai potuto constatare questa cosa con i tuoi occhi e le tue orecchie? Che cosa hai imparato?
Adesso non ho in mente nessun aneddoto che possa essere adatto, ma sicuramente sì. È così. I bambini risolvono fantasticando, danno la colpa a un altro che non esiste, si inventano amici immaginari per risolvere carenze che ci sono e poi un giorno scoprono che non hanno più bisogno del loro amico immaginario, hanno risolto il loro problema. Credo che sia questo che avviene, credo che sia questo che noi possiamo notare, credo che sia questo che noi dobbiamo rispettare.

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Sualzo – In the M/Wood

Si chiudono questi giorni di Storie e Laboratori Selvaggi. Che cosa porti con te di questa esperienza e quali idee ti ha dato per progetti futuri?
Alle idee penserò da domani, la cosa che ti posso dire è questa. Ho avuto un piacere selvaggio a portare i Mostri Selvaggi dentro il Salone. Credo che sia forse il libro più importante per me, uno dei libri  più importanti per chiunque voglia avvicinarsi alla letteratura per ragazzi ma, aggiungerei, anche per chiunque e basta.  È un libro che parla delle cose profonde  che portiamo dentro di noi, il conflitto con i Mostri Selvaggi non è solo dei bambini, è di ognuno di noi: ogni giorno della nostra vita incontriamo queste creature. Portarle qui al salone, cucirle insieme in un programma fatto di figure, parole e incontri è stato bello, prezioso e importante. Dopo questa esperienza mi resta la voglia di lavorare con questo libro e di scoprirne altri così preziosi e così importanti.

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