maestri/ricorrenze

Il bambino che legge i fumetti

«Un intervento attivo, anzi attivissimo, dell’immaginazione è richiesto per riempire i vuoti tra una vignetta e l’altra. Al cinema, o davanti al teleschermo, le immagini si susseguono con continuità, descrivendo punto per punto lo scorrere dell’azione. Nel fumetto l’azione può cominciare nella prima vignetta e concludersi nella successiva saltando tutti i passaggi intermedi. Il personaggio che nella prima stava baldanzosamente a cavallo, nella seconda è finito nella polvere: la caduta vera e propria è tutta da immaginare. Di un certo gesto è visibile l’effetto finale, ma non lo svolgimento. Gli oggetti si presentano in una disposizione mutata: bisogna immaginare il percorso compiuto da ciascuno di loro dalla disposizione primitiva alla nuova. Tutto questo lavoro è affidato alla mente del lettore. Se il cinema è una scrittura, il fumetto è una stenografia, dalla quale bisogna risalire al testo […].

«L’intero corso della storia è da ricostruire nell’immaginazione, combinando le indicazioni fornite dalle didascalie con quelle dei dialoghi e dei rumori, con quelle del disegno e del colore, riunendo mentalmente in un solo filo continuo i tanti fili spezzati di cui consta la sceneggiatura. È il lettore che dà un senso al tutto: ai caratteri dei personaggi, che non sono descritti ma mostrati in azione; ai loro rapporti, che risultano dall’azione e dai suoi sviluppi; all’azione stessa, che gli si svela solo per salti e frammenti.

Mafalda che legge fumetti

«Per un bambino di sei-sette anni mi sembra un lavoro sufficientemente impegnativo, ricco di operazioni logiche e fantastiche, indipendentemente dal valore e dai contenuti del fumetto, che qui non sono in discussione. La sua immaginazione non assiste passiva, ma è sollecitata a prendere posizione, ad analizzare e sintetizzare, classificare e decidere. Non c’è posto per la vacua fantasticheria, fin che la mente è costretta a un’attenzione complessa, la fantasia chiamata ad assolvere alle sue funzioni più nobili.

«Direi che, fino a un certo punto, l’interesse principale del bambino al fumetto non è condizionato dai suoi contenuti, ma è in presa diretta con la forma e la sostanza dell’espressione del fumetto stesso. Il bambino vuole impadronirsi del mezzo, ecco. Legge il fumetto per imparare a leggere il fumetto, per capirne le regole e le convenzioni. Gode del lavoro della propria immaginazione, più che delle avventure del personaggio. Gioca con la propria mente, non con la storia. Non che le cose accettino di essere così perentoriamente distinte. Ma vale la pena di distinguerle, se la distinzione ci aiuta a non sottovalutare la sua serietà di fondo, l’impegno morale che mette in tutte le sue cose.
«Tutto il resto, sui fumetti, è già stato detto, nel bene e nel male, e io non lo ripeterò.»

Gianni Rodari, Grammatica della fantasia.

Un omaggio piccolo piccolo per i quarant’anni di un grande capolavoro.
[leggi anche gli articoli di Cristina Taglietti e Giovanni Nucci]

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