riflessioni

Elena Paparelli: Stereotipi di genere nei libri per bambini – riflessioni

Educazione e stereotipi di genere è un argomento ampiamente dibattuto a partire dagli anni Sessanta, ma che fa ancora oggi discutere. Esistono giochi e letture più “adatti” ai bambini e altri alle bambine? Oppure si sta virando sempre più verso un mondo di fantasia e apprendimento a misura, indifferentemente, di maschietti come di femminucce? Se è vero infatti che la realtà muta e la società cambia, chissà perché quando si parla di formazione dei piccoli riemergono con una certa insistenza aspettative e modelli di comportamento piuttosto rigidi a seconda del genere di appartenenza. Tanto che la realtà, letta attraverso le lenti rassicuranti di cliché apparentemente infrangibili, finisce spesso per tingersi di rosa oppure di azzurro, tagliando corto su tutte le sfumature intermedie.

celeste-e-rosa

Le iniziative critiche rispetto ad atteggiamenti  eccessivamente conservatori a tal proposito non mancano. Due anni fa, tanto per citarne una, ha fatto parlare la campagna Educando in igualidad proposta dal Ministero dell’Uguaglianza spagnolo, che puntava il dito contro le narrazioni con protagoniste principesse sottomesse e passive  in attesa di essere salvate dal principe, complici di perpetuare stereotipi sessisti. Ed ecco avanzare subito a passo spedito Alba Aurora, eroina nuova di zecca in formato opuscolo (La princesa diferente), autosufficiente e carismatica al punto giusto, capace di iniziativa e sufficientemente ardita da proporre al suo principe nientemeno che un giro in moto sulla Muraglia Cinese.

Princesa diferente

Era il 2010. Stesso anno in cui un altro caso di cronaca rinverdì il tema dell’uguaglianza dei sessi nel percorso educativo: Egalia, la scuola materna nel distretto di Södermalm di Stoccolma decise di “mettere al bando” le distinzioni di genere un po’ a tutto campo, intervenendo sia nel linguaggio (il pronome maschile hon ‘lui’, e quello femminile han ‘lei’ vennero scalzati in favore del pronome neutro hen), sia nella scelta delle fiabe e dei giocattoli (maschietti e femminucce potevano maneggiare, indistintamente, bambole come robot). Questo mentre in Inghilterra spuntava il movimento Pinkstinks contro l’appiattimento operato dal marketing su quei giocattoli ideati e prodotti puntando come target a uno solo dei generi.

Dalle nostre parti usciva invece in libreria il lavoro di Irene Biemmi, Educazione sessista. Stereotipi di genere nei libri delle elementari (Rosenberg & Sellier, 2010), una robusta indagine qualitativa e quantitativa su vari testi destinati alle scuole primarie che rendeva evidente la difficoltà, da parte di modelli anticonvenzionali e delle critiche agli stereotipi sessisti, di rivendicare un loro spazio di attenzione. Ostacolati peraltro da illustrazioni che molto spesso continuavano a essere niente affatto progressiste. In sintesi, nei testi presi in considerazione, il genere maschile risultava molto più rappresentato di quello femminile, gli uomini erano molto più attivi nel lavoro, e avevano per lo più connotazioni positive, muovendosi in spazi aperti e risultando più dinamici.

La domanda resta sempre aperta: fra critica agli stereotipi e proposta di anti-stereotipi, che messaggi arrivano ai piccoli? Insomma, l’individuo che si va formando riesce a comprendere che può comportarsi nel modo che gli è più proprio, a prescindere dal sesso a cui appartiene? Quel che è certo è che, nonostante i passi avanti, la strada per una educazione pienamente egualitaria – almeno a sentire gli operatori del settore – sembra essere ancora tutta in salita. L’associazione europea Du coté des filles nata nel 1994 con l’obiettivo di promuovere rappresentazioni anti-sessiste nel campo dell’educazione e sensibilizzare case editrici e operatori del settore sul tema, rappresenta uno dei tanti possibili esperimenti di lavoro per chi si muove in questo accidentato terreno.

Quali le contromisure agli stereotipi di genere? [Continua]

Elena Paparelli

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2 thoughts on “Elena Paparelli: Stereotipi di genere nei libri per bambini – riflessioni

  1. quello che mi chiedo..in riferimento a Egalia, per promuovere la pari dignità tra i sessi, o più concretamente per permettere anche ai bambini che lo desiderano di giocare con le bambole e alle bambine che lo desiderano di giocare con le costruzioni (cosa giustissima) c’è bisogno di abolire pronomi maschili e femminili? C’è bisogno di abolire ogni differenza nel nome di un neutro indistinto? Essere differenti non significa essere inferiori o superiori.
    Dopodichè sui giocattoli: secondo me è bene che i bambini possano giocare con ciò ce vogliono, io se avrò dei figli cercherò di offrire loro più stimoli possibili a prescindere dal sesso (e farò guardare loro anche gli ingiustamente vituperati cartoon disney ma non solo quelli) però mi fiderò dei loro gusti anche.

    • Penso che la soluzione di Egalia sia un’estremizzazione della tua proposta. Toccherebbe fare un viaggetto a Stoccolma per capire se funziona o no…

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